Saldatore a stagno: che cos’è e come si usa? Info

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Tra le numerose e diverse possibilità di attività da poter realizzare nell’ottica del noto fai da te, o del tipico hobby e, in ogni caso, in una ottica più generale per ciò che corrisponde nel senso pratico e più puro del termine ad una vera e propria professione, possiamo annoverare, tra le tante appunto, anche quella che viene comunemente ricordata come saldatura a stagno.

Ma che cosa è in sostanza la saldatura a stagno? Di che cosa stiamo parlando esattamente quando ci si interessa di saldatura e nel particolare di quella a stagno? E quali sono gli strumenti da utilizzare, quelli più pratici, utili e in ogni caso necessari?

Ovviamente, quando si parla di saldatura a stagno non si può non parlare di saldatore a stagno il classico e irrinunciabile strumento senza il quale l’attività, la professione in quanto tale non esisterebbe.

Dunque il punto è questo? Che cosa è in effetti il saldatore a stagno? Come funziona, come si usa, dove si trova e a quali prezzi? A queste e ad altre domande risponde questo nostro vademecum sul tema.

 

Saldatore a stagno: cos’è, e cos’è la saldatura a stagno

I due concetti sono collegati, ovviamente, come è logico che sia. Il saldatore a stagno e la saldatura a stagno sono due facce della stessa medaglia.

La saldatura a stagno è l’operazione che consente a tutti il fissaggio di elementi in genere metallici. Cosa si fa con la saldatura? Semplice nella saldatura si realizza la fusione nel punto di contatto tra rame e ottone e una componente di una lega metallica che, raffreddandosi, permette un collegamento elettrica e meccanica. C’è una piccola differenza tra saldatura e un’altra tecnica attigua ma differente, quella che viene chiamata brasatura e che nei fatti si differenzia per via del fatto che  si realizza con delle temperature piuttosto basse.

Gli attrezzi per la saldatura in stagno

Gli attrezzi da usare per la saldatura in stagno sono:

  • Il saldatore,
  • lo stagno,
  • la pasta salda,
  • la spugnetta,
  • la base in cui andare ad appoggiare il saldatore: di norma può essere una base refrattaria (che non disperda calore) come una qualunque mattonella che si può comprare in qualunque negozio di materiali edili o anche delle mattonelle in ceramica che si acquistano in tutti i negozi di materiale per orafi.

Come funziona il saldatore in stagno

Vi state chiedendo come funziona e come usare il vostro saldatore a stagno? Ebbene, si deve partire da alcuni concetti base. In primo luogo, come ben sanno gli esperti del mestiere e i professionisti, occorre portare la lega di stagno alla temperatura di fusione corretta e poter lavorare in modo ortodosso; per questo motivo la buona qualità la qualità dell’attrezzo hanno un ruolo molto importante per realizzare dunque una buona saldatura e quindi va scelto con doverosa attenzione.

Esistono vari tipi di saldatore a stagno e la ragione è piuttosto ovvia: perché le aree da scaldare per la saldatura sono diverse e più è ampia l’area, e maggiore calore ci occorre per poterla scaldare. Per esempio i ambito elettronico, laddove bisogna fare attenzione ad alcuni componenti che appaiono sensibili al calore e si potrebbero danneggiare se il saldatore non è di una potenza considerata corretta, vanno scelti alcuni particolari saldatori.

In questo senso, come è del resto d’uopo consigliare in ogni buona situazione, è opportuno farsi consigliare al riguardo da alcuni specialisti del settore.

Come funziona un saldatore?

Il saldatore a stagno lavora una volta raggiunta la tempera utile tramite ad una resistenza interna che mentre si scalda, poi trasmette il suo calore alla punta, la quale di rimando lo trasmette allo stagno e al punto da saldare.
I saldatori si dividono in quattro principali categorie:

  1. a pistola: I saldatori che rientrano in  questa categoria, hanno le seguenti caratteristiche: scaldano velocemente, hanno una potenza media che orbita intorno a i 100 ed i 120W, raggiungono temperature di 600° e possono fondere quantità di stagno notevoli. Inoltre, in genere, il loro giusto impiego è consigliato nel settore elettrico, quello della saldatura tra i cavi.
  2. a penna. I saldatori a penna, come direbbero gli esperti, sono i più indicati per le saldature elettroniche e per piccole saldature come quelle che in genere noi andiamo ad usare per alcune specifiche attività minuziose come per esempio i modellismi. Questi saldatori hanno potenze basse comprese tra i 30 ed i 70W. In alcuni casi e’ anche possibile disporre di un bottoncino, tramite il quale è possibile realizzare un raddoppio di potenza. Raggiungono temperature di fusione davvero notevolmente più basse a differenza dei classici saldatori a pistola, ovvero 350-450°. Si rivelano senza alcun dubbio come i più dinamici, possono del resto passare dalle grosse saldature alle piccole saldature con più facilità di uso. Sono basati, come dicono i professionisti del ramo, da una buona capacità di utilizzo e da una manovrabilità efficace e semplice e intuitiva e del resto la loro conformazione “a penna” consente pure una migliore precisione nella saldatura.
  3. stazioni saldanti: questa specifica categoria, quella delle stazioni saldanti è contraddistinta da un modello di saldatore che si presenta in particolare come davvero molto simile al saldatore a penna, e però è caratterizzato da una alimentazione a bassa tensione (12 o 24V), e bassa potenza (15-20W). E’ bene sapere che questi modelli esistono e sono fruibili, ma molti li considerano una alternativa.
  4. Saldatori a gas. I saldatori a GAS si dividono a loro volta in due categorie, o per meglio dire in due tipi, quelli a pistola e quelli a penna, che rimandano ai modelli di cui sopra. In questo caso, questi saldatori però hanno il vantaggio di non avere alcun cavo di connessione, e in genere si caratterizzano per il fatto di avere un autonomia di circa 15-20 minuti con una carica di gas. Vengono considerati molto utili per i lavoretti “sul posto”, nel momento in cui non e’ realizzabile una operazione con l’alimentazione elettrica ma occorre stare molto in campana su alcuni suoi piccoli particolari: a causa delle loro alte temperature (1300°) possono
    fondere l’oggetto da saldare.

Lo stagno, l’elemento base: indicazioni e chiarimenti

Come appare a dir poco chiarissimo, il materiale di prima importanza che ci permette di saldare due componenti tramite un saldatore in stagno in questo caso è per appunto lo stagno stesso.
Lo stagno da saldatura viene venduto in genere in piccoli o grandi rocchetti. E’ basato sulla miscela
stagno e piombo: e in genere, i valori sono 60% stagno e 40% piombo. Con le nuove direttive sulla salute, il piombo è stato sostituito con l’argento (lead free) ed ora in commercio si trova una lega al 96,5% di Stagno + 3,0% di Argento + 0,5% di Rame.

Di stagno, ad oggi sul mercato, se ne trovano diversi tipi, quindi in verità si tende a considerare i tre tipi principali: uno “normale” nel tubetto trasparente, un rocchetto di filo sottilissimo, ed uno in pasta. Quello nel tubetto lo si usa per le stagnature di fili elettrici,e si contraddistingue perchè all’interno ha un’anima di disossidante; quello in rocchetto, lo si sceglie in genere per le piccole saldature, laddove non deve andare una gran quantità di stagno e l’ultimo, infine, quello in pasta, utilizzato nel formato siringa (stagno in pasta appunto) serve più che altro per le micro saldature.

L’importanza del supporto per il saldatore

Quando si deve scegliere il saldatore in stagno non bisogna tralasciare l’importanza degli elementi accessori che poi a ben vedere così tanto accessori non sono. In questo senso possiamo dire senza tema di smentita che uno dei fattori che riveste un ruolo a dir poco  importante è il supporto per il saldatore. Il più semplice e utilizzato è quello che rappresentato da una spugnetta che dovrà essere sempre umida durante l’operazione di saldatura.

Passaggi pratici per la saldatura in stagno

Allora, premettendo che chi legge può essere anche un amatoriale alle prime armi, partiamo con l’inserire la spina del saldatore nella presa: dopo di che il saldatore deve prendersi, per così dire, tutto il tempo che serve per scaldarsi ed arrivare a temperatura di esercizio. In genere occorrono cinque o anche sei minuti di media.

Una volta fatto questo, bisogna intrattenersi nel pulire bene le parti da saldare: si può utilizzare (se le parti lo permettono) carta vetro, lime, cutter, o se le parti sono molto piccole e non si può usare altri mezzi, un bel bagno in acido muriatico cloridrico quello che in pratica si usa per pulire i water. E poi bisogna stare molto attenti sia nel maneggiarlo che nel respirarlo vista la sua pericolosità.

Si versa un pò di liquido in un contenitore di vetro e si immergono i pezzi per qualche secondo. Dopo il bagno si sciacquano le parti in acqua pulita, si asciuga e si passa alla saldatura. Come si fa? Semplice.

Si posizionano i pezzi da saldare sulla base refrattaria, o se non c’è, in una base di legno ma senza usare saldatori a fiamma. Occhio: i pezzi devono essere ben fermi, e dunque occorre studiare bene a come bloccarli. Bloccati i
pezzi si mette una punta di pasta salda sui pezzi. Il  saldatore se abbastanza caldo, può dunque passare all’azione e quindi si passa la punta sulla spugnetta umida cercando di pulirla il più possibile. Dopo qualche secondo le parti così raggiungeranno il giusto calore. Appoggiate lo stagno che si scioglierà e finirà per posizionarsi in tutte quelle parti dove la pasta salda ha fatto il suo lavoro. A questo punto il gioco è fatto.

Non si tratta dunque in poche parole che di ripetere la operazione fino a quando tutte le componenti non siano saldate andando a formare così un unico corpo ben saldo e durevole. Se tuttavia avete qualche dubbio, magari per le prime volte potete rivolgersi a qualche esperto.


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